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DI NUOVO E AVANTI COSI'
Quando a luglio 2007 abbiamo lanciato Sprechilombardi.org temevamo che non sarebbe arrivata neppure una segnalazione. Invece...
Abbiamo informato (insieme a) tanti cittadini di tanti sprechi avvenuti nella pubblica amministrazione della nostra Regione: dal lounge presidenziale da 5 milioni di
euro al 31° piano del Pirelli al futuro Palazzo del Faraone che sorgerà sulle ceneri del Parco di Via Melchiorre Gioia a Milano, contratti dei consulenti ai soldi spesi
per rimpinguare la casse delle manifestazioni di CL e della Compagnia delle Opere (come se ne avessero bisogno), dalle multe per le infrazioni europee
(che pagheranno i contribuenti) alle infrastrutture inutili. Tante notizie e relative denunce lanciate da noi e da voi in rete e riprese da tanti blog, da affermati quotidiani, dai più autorevoli settimanali... Informazione che non ci sarebbe stata se non fosse partita da qui. Da un nostro o da un vostro click sul bottone "segnala uno spreco". E da qui dobbiamo ripartire e rilanciare. L'invito è sempre alla "delazione", ma la delazione democratica, fatta per resistere alle arroganze di una parte della burocrazia e delle istituzioni. Marcello Saponaro consigliere regionale dei Verdi http://www.marcellosaponaro.it/blog |
13.11.2007
Dalla Regione un \"regalo\" a CL. 230 mila euro per la pubblicità
Il caso. La delibera firmata il 7 novembre è comparsa sul sito dei Verdi www.sprechilombardi.org [fonte: Epolis Milano, Il Bergamo, Il Brescia] 30.08.2007
Stipendi d´oro al Pirellone
La proposta di legge prevede un fondo di solidarietà a cui versare l´ultimo aumento di 340 euro. Il ritocco ai compensi è scattato come conseguenza diretta di quello deciso per deputati e alti magistrati. I Verdi: facciamo beneficenza. Fabrizio (Dl): ma il vero scandalo è l´assenteismo in aula.
di Anna Cirillo L´aumento di stipendio non lo vogliono. Meglio destinarlo, per legge, a un fondo di solidarietà. È la proposta dei verdi Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro, in seguito alla notizia che altri 340 euro si aggiungeranno allo stipendio mensile dei consiglieri regionali, quindi anche al loro, già tra i 9 e i 10mila euro al mese. Ma questo ulteriore schiaffo della politica alla miseria altrui fa vergognare un po´ tutti in Regione. Sia a destra che a sinistra. Non solo, quindi, i due verdi, che hanno respinto il nuovo aumento e presentato un progetto di legge regionale per destinare i quattrini a un fondo di solidarietà. «Quei 340 euro si aggiungerebbero a una retribuzione già alta che, invece, andrebbe ridotta, come tutti i costi della politica». L´aumento dello stipendio (4mila euro annui a consigliere) è automatico. Le retribuzioni dei consiglieri sono agganciate a quelle dei parlamentari, a loro volta collegate a quelle delle alte cariche della magistratura. Se cresce lo stipendio di questi ultimi, cresce quello di tutti, a cascata. Così dice la legge. «Ma io già all´inizio della legislatura ho presentato un progetto di normativa regionale per sganciarci da questo automatismo assurdo» dice la consigliera di An Silvia Ferretto, che userà i soldi in più per «battaglie politiche e beneficenza». Con lei è d´accordo Franco Mirabelli, consigliere regionale Ds e segretario provinciale del partito: «Non basta dire, si deve fare. Mentre si discute sulla riduzione dei costi della politica si decida di bloccare gli automatismi. Se non lo fa il Parlamento lo dobbiamo fare noi». E quanto agli euro che arriveranno per il 2007, la destinazione potrebbe essere «il sostegno a cause civili, sociali e associazioni». Per Osvaldo Squassina, consigliere di Rifondazione, i 4mila euro finiranno in toto al partito. Ma «questa catena di Sant´Antonio è un sistema mostruoso, che provoca sia un importo mensile esagerato e immotivato degli stipendi sia l´automatismo. Rivalutando, così, stipendi già stellari, quando nel nostro Paese per i lavoratori è stato persino abolito l´unico aggancio automatico dei salari ai prezzi, la scala mobile. Mi auguro che in Italia si faccia una legge per cui le retribuzioni di politici e manager non possano andare oltre una certa cifra. Il solo modo per moralizzare la politica». Determinata anche Maria Stella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, che ha l´intento di devolvere in beneficenza una parte del nuovo guadagno. «Questa storia indebolisce la politica e aumenta la distanza tra la gente e il Palazzo. Ci vuole più rigore, altrimenti non possiamo poi chiederlo al Paese». Superare il meccanismo dell´aggancio è anche la priorità per Giuseppe Civati, capogruppo Ds in Regione: «È un sistema controproducente - spiega - in un momento di riflessione sui costi della politica il buonsenso avrebbe dovuto evitare aumenti a stipendi già molto significativi. Verrà male interpretato, e giustamente. Va rivista la legge che lo permette, deve essere avviato un processo globale». L´automatismo va abolito pure per Fabrizio Cecchetti della Lega (lui i soldi in più li darà tutti al Carroccio), secondo il quale i consiglieri regionali percepiscono già «uno stipendio troppo alto rispetto ad altri amministratori, come i sindaci. Certo, poi c´è chi fa di tutto per guadagnarselo, quello stipendio, e chi fa poco». Questo aspetto lo rimarca anche Maria Grazia Fabrizio, consigliere regionale della Margherita, ex sindacalista: «Bisogna rivedere le modalità di retribuzione della politica, certo. Ma la giusta retribuzione deve essere legata anche a quanto uno lavora: il vero scandalo è l´assenteismo indecente in consiglio regionale, nelle commissioni e nelle audizioni, dove a volte siamo presenti in 3 su 30». Pure il vicepresidente del Consiglio, Marco Cipriano, della Sinistra democratica, la pensa così: «Niente automatismi: anzi, le retribuzioni devono essere legate all´effettiva presenza in aula». (30 agosto 2007) [fonte: La Repubblica] 30.08.2007
340 euro in più ai consiglieri regionali
An: no alla demagogia. La Lega: il problema è meritarselo. Così la retribuzione arriva a sfiorare i 13 mila euro al mese. «È l'80% di quella dei parlamentari». I Verdi: li destineremo a un fondo.
[fonte: Corriere della Sera] 30.08.2007
Regione, sale lo stipendio dei consiglieri
«E una legge nazionale»: +340 euro E ora arrivano a 11 mila netti mensili.
È di 340 euro mensili l'aumento dello stipendio dei consiglieri regionali previsto per il 2007: l'incremento non dipende da una decisione dei consiglieri, ma da un automatismo legislativo che lega gli stipendi di deputati, senatori e consiglieri regionali a quello dei giudici presidenti di sezione della Cassazione. Un automatismo che, in tempi di discussione sui costi della politica, suscita, quantomeno, alcune perplessità. Oggi lo stipendio di un consigliere regionale, comprensivo, tra l'altro, di indennità, diaria, rimborso spese, oscilla in media tra i nove e gli undicimila euro netti al mese. Il presidente del Consiglio regionale Ettore Albertoni, che già in altre occasioni aveva posto l'accento sui problemi di funzionamento del Consiglio, dopo aver osservato che le «retribuzioni dei consiglieri regionali della Lombardia sono comunque tra le più basse rispetto alle altre Regioni», allarga subito il discorso: «Il vero problema sono i costi complessivi del Consiglio. Abbiamo, ad esempio, diciotto gruppi consiliari e ognuno con una sua struttura». Ma nei prossimi mesi, rimarca il presidente, «verranno approvati la nuova legge elettorale e il nuovo statuto regionali. Grazie a questi si potrà incidere sui costi della politica. Verrà stabilito, tra l'altro, quanti consiglieri dovranno essere eletti. Dovrà, poi, essere approvato il nuovo regolamento del Consiglio per snellire le procedure e farlo funzionare meglio». Resta il fatto, conclude Albertoni, che la «macchina regionale della Lombardia è la meno costosa d'Italia con i migliori risultati. La Regione ha un bilancio di oltre 23 miliardi; e i costi della macchina sono di circa 70 milioni». Carlo Safiotti, consigliere di Forza Italia, dopo aver sottolineato che si tratta di un automatismo, rimarca che i consiglieri della Lombardia «sono sempre ben pagati, ma pur sempre tra i meno ben pagati rispetto alle altre Regioni. Il costo della nostra macchina regionale è il più basso d'Italia; la Lombardia è la regione che ha il numero più contenuto di consiglieri in rapporto alla popolazione. Credo si tratti di uno stipendio adeguato alle responsabilità e al bilancio che viene amministrato». Daniele Belotti, della Lega Nord, ricorda che nel 2000 fu l'unico consigliere che per protesta non partecipò al voto in Consiglio regionale per l'aumento delle indennità: «Ora si tratta di un automatismo. Ciò che da fastidio ai cittadini sono i privilegi, i bonus, gli sprechi che in Regione Lombardia non ci sono. Tra noi e altre Regioni, in termini di spesa, c'è un abisso e noi rappresentiamo una della quattro Regioni più importanti d'Europa». «I consiglieri del nostro gruppo – conclude Belotti – devolvono il 30% dell'indennità alla Lega: a molti ciò può non importare, ma ai nostri elettori credo faccia piacere sapere che chi è stato eletto non si dimentica del movimento». Pietro Macconi, di An, si dice «disponibile a trovare altri criteri per stabilire le indennità dei consiglieri, ma, varrebbe la pena di verificare i motivi per cui continuano a salire anche le indennità dei magistrati». Giuseppe Benigni, dei Ds, propone di «bloccare subito con un provvedimento legislativo questi automatismi. Occorre, poi, rivedere in modo organico tutta la questione delle indennità e dei vitalizi». Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, ricorda che proprio ieri il suo gruppo ha presentato un progetto di legge regionale «che impegna i consiglieri a rifiutare l'aumento e a destinarlo ad un Fondo istituzionale regionale di solidarietà. Questi fondi potranno poi essere utilizzati dalla Regione per interventi nel settore della solidarietà sociale. Il progetto prevede anche la possibilità per il consigliere di destinare gli aumenti ad altri fondi di solidarietà. Questi aumenti non sono moralmente e socialmente accettabili. Noi rinunceremo e renderemo pubblica la destinazione». Gianluigi Ravasio Scarica Versione PDF [fonte: L\'Eco di Bergamo] 28.08.2007
Quei 160 mila euro per uno stand al Meeting di Cl
Nel linguaggio della burocrazia è «promuovere l’immagine della Regione». Ma c’è chi grida allo spreco. I 165 mila euro stanziati dalla giunta di Formigoni per partecipare al Meeting di Rimini fanno discutere. Solleva dubbi la voce sulle spese accessorie, quei 15mila euro per «le pulizie giornaliere dello stand e allestimento floreale». Scarica Versione PDF [fonte: Corriere della Sera (Lombardia)] 08.08.2007
L\'altra casta
L 'ALTRA CASTA
di Stefano Livadiotti Fatturati miliardari. Bilanci segreti. Uno sterminato patrimonio immobiliare. E organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Temuta perfino dai partiti Non trattiamo con la calcolatrice... Così, nei giorni scorsi, il grande capo della Cgil Guglielmo Epifani ha replicato a brutto muso alle pretese rigoriste di Tommaso Padoa-Schioppa sulla riforma delle pensioni. Il numero uno di corso d'Italia non è l'unico ad essere allergico ai moderni derivati del pallottoliere. Della stessa idiosincrasia fanno mostra i suoi pari grado di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, almeno quando si tratta di affrontare l'annosa questione dei conti dei sindacati, che continuano a promettere bilanci consolidati, tranne poi guardarsi bene dal metterli nero su bianco. Forse perché i numeri racconterebbero come le organizzazioni dei lavoratori, difendendo con le unghie e con i denti una serie di privilegi più o meno antichi, si siano trasformate in autentiche macchine da soldi. Con il benestare di un sistema politico giunto ai minimi della popolarità e spaventato dalla loro capacità di mobilitazione. Che a sua volta dipende proprio, in grandissima parte, da un formidabile potere economico alimentato a spese della collettività: se c'è un problema di costi della politica, allora il discorso vale anche per il sindacato. Se non di più. Quasi dieci anni fa, alla fine del 1998, un ingenuo deputato di Forza Italia, ex magistrato del lavoro, convinse 160 colleghi a firmare tutti insieme appassionatamente un provvedimento che obbligava i sindacati a fare chiarezza sui loro conti. Dev'essere che nessuno gli aveva ricordato come solo pochi anni prima, nel 1990, Cgil, Cisl e Uil fossero state capaci di ottenere dal parlamento una legge che concede loro addirittura la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori. Fatto sta che, puntuale, la controffensiva di Cgil, Cisl e Uil scattò dopo l'approvazione del primo articolo con soli quattro voti di scarto. "È antisindacale", tuonò con involontario umorismo l'ex capo cislino Sergio D'Antoni, oggi vice ministro per lo Sviluppo economico. Lesti i deputati del centro-sinistra azzopparono la legge, mettendosi di traverso alle sanzioni (tra i 50 e i 100 milioni) previste in caso di violazioni. Alla fine la proposta di legge è rimasta tale, così come tutte quelle presentate in seguito, anche in questa legislatura. "È il sindacato che detta tempi e modalità", titolava del resto nei giorni scorsi il confindustriale 'Sole 24 Ore', all'indomani dell'accordo sullo scalone pensionistico. Il risultato è che i bilanci dei sindacati, quelli veri, non sono mai usciti dai cassetti dei loro segretari. "Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3 mila e 500 miliardi di vecchie lire", sparò nell'ottobre del 2002 il radicale Daniele Capezzone, "e il nostro è un calcolo al ribasso". Non ci deve essere andato molto lontano, se è vero che oggi Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, si limita a non confermare che il fatturato consolidato di corso d'Italia abbia raggiunto il tetto del miliardo di euro. E ancora: se è vero che quello del sistema Uil, non paragonabile per dimensioni, metteva insieme 116 milioni già nel 2004, esclusi Caf, patronati e quant'altro. Fare i conti in tasca alle organizzazioni sindacali, che hanno ormai raggiunto un organico-monstre dell'ordine dei 20 mila dipendenti, è difficile, anche perchè le loro fonti di guadagno sono le più disparate. Ma ecco quali sono i principali meccanismi di finanziamento. E le cifre in ballo. Il sostituto d'incasso La maggiore risorsa economica di Cgil, Cisl e Uil ("I tre porcellini", come ama chiamarli in privato il vice premier Massimo D'Alema) sono le quote pagate ogni anno dagli iscritti: in media l'1 per cento della paga-base; di meno per i pensionati, che danno un contributo intorno ai 30-40 euro all'anno. Un esperto della materia come Giuliano Cazzola, già sindacalista di lungo corso della Cgil ed ex presidente dei sindaci dell'Inps, parla di almeno un miliardo l'anno. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', il solo sistema Cgil ha incassato nel 2006 qualcosa come 331 milioni. Una bella cifra, per la quale il sindacato non deve fare neanche la fatica dell'esattore: se ne incaricano altri; gratuitamente s'intende. Nel caso dei lavoratori in attività, a versargli i soldi ci pensano infatti le aziende, che li trattengono dalle buste paga dei dipendenti. Per i pensionati provvedono invece gli enti di previdenza: solo l'Inps nel 2006 ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Nel 1995 Marco Pannella tentò di rompere le uova nel paniere al sindacato, promuovendo un referendum che aboliva la trattenuta automatica dalla busta paga (introdotta nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori). Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è tuttora vivo e vegeto: salvato, in base a un accordo tra le parti, nei contratti collettivi. Le aziende, che pure subiscono dei costi, non sono volute arrivare allo scontro. E lo stesso ha fatto il governo di Romano Prodi quando, più di recente, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Bersani che avrebbe messo in crisi le casse sindacali. In pratica, la delega con cui il pensionato autorizza l'ente previdenziale a effettuare la trattenuta sulla pensione, che oggi è di fatto a vita, avrebbe avuto bisogno di un periodico rinnovo. Apriti cielo: capi e capetti di Cgil, Cisl e Uil hanno fatto la faccia feroce. Il governo, a scanso di guai, ha dato parere contrario. E l'emendamento è colato a picco. Lo strapotere dei Caf I Centri di assistenza fiscale rappresentano per i sindacati un formidabile business. Per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati vengono pagati dagli enti previdenziali. Solo l'Inps per il 2006 verserà ai 74 caf convenzionati 120 milioni. A fare la parte del leone saranno le strutture di Cgil, Cisl e Uil, che insieme totalizzeranno circa 90 milioni. Non basta. Per i lavoratori in attività i Caf incasseranno dal Fisco 15,7 euro per ognuna delle 12.261.701 dichiarazioni inviate agli uffici nel 2006. Il ministero sborserà dunque 186 milioni e spicci. Anche in questo caso, secondo i conti che 'L'espresso' ha potuto esaminare, la fetta più grande della torta andrà a Cgil (38 milioni, 195 e 177 euro), Cisl (30 milioni, 763 mila e 485) e Uil (12 milioni, 78 mila e 793 euro). Un piatto ricco, considerando che i Caf ricevono inoltre, come contribuzione volontaria, una media di 25 euro dalle tasche dei contribuenti aiutati nella compilazione del 730 (per un totale di 175 milioni, secondo Cazzola) e mettono insieme un'altra cinquantina di milioni per il calcolo di Ise e Isee (i redditometri per le famiglie che chiedono prestazioni sociali). Considerando le cifre in ballo, i sindacati hanno fatto fuoco e fiamme pur di tenersi ben stretto il giocattolo. Nel 2005, sotto l'incalzare della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari, il governo di Silvio Berlusconi aveva aperto la porta a commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro. Una manovra talmente timida che la Commissione europea ha inviato all'Italia una seconda lettera di messa in mora. Sull'argomento gli uomini di Bruxelles hanno preteso e ottenuto, ancora nel gennaio scorso, un vertice a palazzo Chigi. Concluso, naturalmente, con un niente di fatto. Intoccabili patronati Se il monopolio dei Caf è sotto assedio, resiste saldo quello dei patronati, le strutture (quelle convenzionate con l'Inps sono 25) che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali (ma anche, per esempio, per la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione): una rete capillare, dall'Africa al Nordamerica passando per l'Australia, che alcuni sospettano abbia un ruolo non indifferente anche nell'indirizzare il voto degli italiani all'estero. Nel 2000 i radicali hanno lanciato l'ennesimo referendum abrogativo, ma si sono visti chiudere la porta in faccia dalla Consulta. Più di recente Forza Italia ha cercato, con un emendamento al decreto Bersani, di liberalizzare il settore. Se l'armata berlusconiana non fosse stata respinta con perdite, per il sindacato sarebbe stato un colpo mortale. I patronati, infatti, sono fondamentali per il reclutamento di nuovi iscritti tra i pensionati, che quando vanno a ritirare i moduli si vedono sottoporre la delega per le trattenute: "Con i patronati e gli altri servizi nel 2005 la Cgil ha raggranellato 450 mila nuove iscrizioni", sostiene Cazzola. Non bastasse, i patronati assicurano un gettito che non è proprio da buttare via: in pratica si dividono (in base al lavoro svolto) lo 0,226 del totale dei contributi sociali riscossi dagli enti previdenziali. A lungo questa cifra è stata calcolata solo sui contributi dei pensionati privati, per l'ottimo motivo che a quelli pubblici le scartoffie per l'assegno le ha sempre curate l'amministrazione (e proprio per questo motivo pochi di loro sono iscritti al sindacato). Poi, però, nel 2000, per gentile concessione del parlamento (con un voto a larghissima maggioranza) nel monte-contributi sono stati fatti confluire anche quelli dei lavoratori statali. E la cifra ha iniziato a lievitare: 314 milioni nel 2004, 341 nel 2005, 349 nel 2006. Solo l'Inps nel 2006 ha speso per i patronati (che ora, per arrotondare, si occupano anche del rinnovo dei permessi per gli immigrati) 248 milioni, 914 mila e 211 euro. Alla fine, secondo quanto risulta a 'L'espresso', l'Inca-Cgil ha incassato 82 milioni e 250 mila euro, l'Inas-Cisl 66 milioni e 150 mila euro e l'Ital-Uil 26 milioni e 600 mila euro. Forza lavoro gratuita È quella distaccata presso il sindacato dalla pubblica amministrazione, che continua graziosamente a pagarle lo stipendio. Compresi, e vai a capire perché, i premi di produttività e i buoni pasto. Oggi i dipendenti statali dati in omaggio al sindacato sono 3.077 e costano al contribuente (Irap e oneri sociali compresi) 116 milioni di euro. Ai quali vanno sommati 9,2 milioni per 420 mila ore di permessi retribuiti. Di regalo in regalo, per i dipendenti che utilizza in aspettativa, ai quali deve invece pagare lo stipendio, il sindacato usufruisce comunque di uno sconto: non paga i contributi sociali, che sono considerati figurativi e quindi a carico dell'intera collettività. Un privilegio che hanno perduto perfino le assemblee elettive (a partire dal parlamento). Ma i sindacati no. Business formazione Dall'Europa piove ogni anno sull'Italia circa un miliardo e mezzo di euro per il finanziamento della formazione professionale. In più ci sono i circa 700 milioni dell'ex fondo di rotazione, alimentato dallo 0,30 per cento del monte-contributi che le aziende versano agli enti previdenziali. Un tempo, non meno del 40-50 per cento di queste somme passava attraverso enti di emanazione sindacale, che non incassavano direttamente un euro ma gestivano comunque le assunzioni e la distribuzione degli incarichi. Oggi la concorrenza s'è fatta più dura. Ma i sindacati non mollano l'osso. Dieci dei 14 enti che si distribuiscono ogni anno circa la metà dei finanziamenti nazionali sono partecipati da Cgil, Cisl e Uil. Casa mia, casa mia L'assenza di bilanci consolidati non consente di far luce sull'immenso patrimonio immobiliare accumulato negli anni dai tre sindacati confederali, cui lo Stato a un certo punto ha pure regalato i beni delle corporazioni dell'epoca fascista. Fino a pochi anni fa i sindacati non potevano possedere direttamente gli immobili: li intestavano a società controllate. La legge che ha consentito loro il controllo diretto ha garantito anche un passaggio di proprietà al riparo dalle pretese del fisco. Oggi la Cgil dichiara di avere, sparse per tutto il Paese, qualcosa come 3 mila sedi, tutte di proprietà delle strutture territoriali o di categoria. "Non so stimare il valore di mercato di un patrimonio che non conosco ma", afferma l'amministratore della Cgil, "deve trattarsi di una cifra davvero impressionante". La Cisl dichiara addirittura 5 mila sedi, tra confederazione, federazioni nazionali e diramazioni territoriali (pensionati compresi), quasi tutte di proprietà. La Uil è l'unica che ha concentrato il grosso degli investimenti sul mattone in una società per azioni controllata al 100 per cento. Si chiama Labour Uil e ha in bilancio immobili per 35 milioni e 75 mila euro (a valore storico; quello di mercato è tre volte superiore), ma non, per esempio, la sede romana di via Lucullo, che lo stesso tesoriere nazionale Rocco Carannante stima tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Il fatto certo, alla fine, è che Cgil, Cisl e Uil sono ricchi. Quanto, però, nessuno lo sa davvero. "Ci sono situazioni che talvolta non sono pienamente trasparenti", ha scolpito Epifani lo scorso 27 febbraio. E però si riferiva allo scandalo del calcio. [fonte: L\'Espresso] 17.07.2007
In cima al Pirellone una buvette e webcam in diretta sulla citta\'
Previste anche esposizioni d’arte e concerti. Oltre 2 milioni e mezzo la spesa. Critica l’opposizione Il disegno ispirato al tema della "città infinita" e firmato da Mauro Piantelli dello studio De8 ed Enrico Gardin di 2 Architetti è approvato. Al 31¢ªpiano che rimarrà open space, grazie a un sistema di pannelli mobili, sorta di quinte teatrali, troveranno spazio "la buvette presidenziale, un’area destinata a esposizioni di arte, una per concerti o conferenze, una zona ristorante per colazioni ufficiali, un lounge per riunioni e pranzi di rappresentanza". Era dal 2006 che al Pirellone si studiavano soluzioni per il Belvedere, da quando, restaurato il grattacielo, dopo l’incidente aereo che sventrò il 26¢ªpiano, la Infrastrutture lombarde lanciò il concorso. Poi la valutazione dei progetti, le gare d’appalto, la burocrazia delle carte. [fonte: Corriere della Sera] 13.07.2007
Sito internet antisprechi
E’ on line il primo e unico sito antisprechi della Regione Lombardia, un blog raggiungibile all’indirizzo www.sprechilombardi.org in cui chiunque potrà segnalare sprechi della Pubblica Amministrazione e costi della politica che ritiene ingiustificati. "Vogliamo promuovere “l’ecologia della spesa”, che vuol dire non sprecare, spendere meno e spendere meglio e in maniera sostenibile", spiega il bergamasco Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi e promotore del sito e dell’omonima campagna.
"Ecologia – continua - vuol dire non solo risparmio di territorio e risorse ma anche di soldi. Perché scialacquare denaro pubblico anche qui in Lombardia dove certo non manca è criminoso". [fonte: Bergamosette] 07.07.2007
E sulla storia lombarda a fumetti scopppiano le polemiche politiche
Il caso. Spesi oltre centomila euro per stampare il volume distribuito nelle scuole: da ieri un sito anti-sprechi 07.07.2007
L\'iniziativa. Verdi, sul web gli sprechi della Regione
E' il primo e unico sito antisprechi della Regione Lombardia, un blog (www.sprechilombardi.org) in cui chiunque potrà segnalare sprechi della pubblica amministrazione e costi dela politica che ritiene ingiustificati.
"Vogliamo promuovere l'ecologia della spesa - spiega il Consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro (nella foto) - cioè non sprecare, spendere meno, meglio e in maniera sostenibile". [fonte: La Repubblica (Milano Cronaca)] 06.07.2007
Online il primo sito antisprechi della Lombardia
E’ on line da oggi il primo e unico sito antisprechi della Regione Lombardia, un blog raggiungibile all’indirizzo www.sprechilombardi.org in cui chiunque potrà segnalare sprechi della Pubblica Amministrazione e costi della politica che ritiene ingiustificati. 01.06.2007
Per il restauro di 3 salette ecco il conto da oltre un milione di euro
Gli sprechi dell'amministrazione pubblica, dice il presidente della Regione Formigoni, sono in gran parte a opera dello Stato. Vero, dicono documenti, libri, articoli di giornale. Ma altrettanto vero è che la Regione Lombardia si è impegnata a ristrutturare a spese proprie tre sale per le commissioni consiliari nel palazzo di via Filzi 29, quello sede del Consiglio regionale. Spesa complessiva, dicono le carte dell'amministrazione, un milione e centotrentamila euro. Oltre due miliardi di lire per rimettere a nuovo tre stanze di una cinquantina di metri quadrati ciascuna, due bagni e l'anticamera delle sale. Una cifra enorme, insomma, erogata su disposizione del segretario generale della Regione nei confronti della Siemens spa di Milano, che è proprietaria dell'intero immobile e alla quale la Regione paga ogni mese - tra l'altro - un importante affitto che si aggira intorno ai duecento mila euro. Canone di locazione, e relativo contratto, che si concluderà presto però: entro la fine del 2009, infatti, la nuova sede della Regione Lombardia, quella che ricadrà entro i confini della riqualificazione urbana dei quartieri Isola, Garibaldi-Repubblica e Varesine, sarà completata. E anche il Consiglio si sposterà nell' “Altra sede” (questo il nome del nuovo Pirellone) disegnata da importanti architetti di fama internazionale. Però oggi, a meno di due anni dal trasferimento, l'amministrazione regionale ha deciso di pagare quei due miliardi di vecchie lire alla Siemens per ristrutturare le tre sale commissioni al piano rialzato di via Filzi. E i due bagni. La prima tranche di pagamento è datata 12 marzo 2007 e autorizzata con decreto della segreteria generale numero 295. L'oggetto del decreto parla chiaro: “Liquidazione della spesa di euro 352.800,00 (Iva compresa) a favore della società Siemens spa di Milano a titolo di primo acconto per inizio lavori attinenti la realizzazione di sale riunioni presso lo stabile consiliare di via Filzi n. 29”. Un decreto che si rifà al bilancio regionale di previsione 2006, nel quale agli articoli 9 e 10 del capitolo 102 la Regione si impegna a spendere quei quattrini per il restauro delle sale e dei due gabinetti. E che, con il documento della segreteria regionale, diventa una realtà: “Visti [...] decreta di liquidare l'importo di 352.800 euro a titolo di primo acconto del 30% per inizio lavori”. Una decreto fotocopia quello varato il 23 maggio scorso, poco più di una settimana fa. L'oggetto, anche in questo caso, è praticamente identico a quello del primo documento. Cambia solamente un dato: non si parla più di primo acconto ma di secondo. Il terzo arriverà tra qualche mese, e non sarà più del 30 per cento come le prime due tranche, ma del 40 per cento: qualcosa come 450 mila neuro. Nel secondo decreto, però, siamo ancora al 30 per cento: 352.800 euro iva inclusa. Liquidati dopo un attento controllo dell'avanzamento lavori e delle carte. Nel decreto di autorizzazione della spesa, infatti, si legge: “Visto il rapporto in data 11 maggio 2007 a cura del Dirigente del Servizio Logistica, sicurezza e Sistemi Informativi dal quale si evince che gli addebiti di cui all'indicata fattura di Siemens spa sono sostanzialmente corretti e rispondenti alle statuizioni e impegni assunti con la sottoscrizione dell'Accordo integrativo del 12/01/2007”, si decreta di liquidare quei quattrini. La Regione, dunque, sapeva perfettamente sia quanto si era impegnata a spendere a favore della Siemens (che ha poi eseguito in proprio i lavori), sia come quei quattrini sono stati spesi. Lo sapevano gli uffici, lo sapeva il segretario generale, lo sapeva forse anche Formigoni. Che però, ieri, quando ha parlato dei costi della politica, forse se li è dimenticati. Giacomo Bassi [fonte: Epolis] |
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