Cosa resta dell’Expo

Sono stati migliaia i visitatori arrivati a Milano per Expo 2015, l’esposizione universale il cui tema principale è stato la sostenibilità a tavola. Ora che è già qualche mese che Expo 2015 è finito, cosa resta di questo maxi evento? Che cosa sarà abbattuto e cosa, invece, continuerà a vivere ancora negli anni a venire?

Oltre la metà dei terreni dove Expo è stato organizzato sarà un parco tematico, le torri del Villaggio Expo a Cascina Merlata saranno un quartiere di housing sociale, il più grande in Italia, mentre Palazzo Italia diventerà un campus universitario e un polo scientifico.

Tanti sono i progetti in cantiere per il post-evento, così come i rebus che bisogna cercare di risolvere.

Uno dei principali riguarda la bonifica dell’area Expo: a fronte di un preventivo di spesa di 6 milioni di euro, i costi effettivi saranno di circa 72. Denaro che, così come ha detto il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, bisognerà trovare in qualche modo. E’ fondamentale, però, non far ricadere la spesa sui cittadini con un incremento delle tasse.

Una delle eredità di Expo riguarda anche tre strisce d’asfalto: la Brebemi, tra Milano e Brescia, la Pedemontana, tra Varese e Bergamo, la tangenziale est Esterna di Milano. Tre strade che avrebbero dovuto migliorare notevolmente il sistema dei trasporti lombardo ma che, in realtà, si stanno rivelando decisamente un flop, anche a causa dei costi elevati di percorrenza (prendi la Pedemontana, che ha i pedaggi più alti in Italia), così come la direttissima tra il capoluogo lombardo e Brescia, che non riesce ad attirare più di 35.000 auto al giorno, in media.

Anche il monastero di Astino, sul quale Bergamo aveva puntato tutte le sue carte, ha le ore contate. Pensato per essere un museo, nel dopo Expo è stato praticamente deciso di non usarlo più: nell’estate scorsa si sono organizzate davvero pochissime cose qui, alcuni banchetti, poche feste, qualche ombrellone e poco più.

Insomma, il dopo Expo 2015 si sta rivelando la classica cosa all’italiana: poca organizzazione a monte, spese maggiori rispetto al consuntivo e zero idea di dover poter prendere il denaro necessario per pagare tali costi.